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Graffito dell'anfiteatro

Graffito dell'anfiteatro

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Partendo da viale Buoncammino si arriva al Bastione di San Filippo per poi scendere a d. in viale Fra Ignazio da Laconi.

Il contesto ambientale
Il graffito è nella parete del cisternone "Vittorio Emanuele II", ubicato a N/O dell'anfiteatro romano (I secolo a.C.), all'interno dell'Orto dei Cappuccini, annesso alla chiesa di Sant'Antonio da Padova sul viale Fra Ignazio.

Descrizione
Il cisternone fa parte di un sistema di approvvigionamento idrico costituito da pozzi e cisterne collegati da una serie di canalette scavate nella roccia. Nel II secolo d.C. la cavità fu inizialmente utilizzata come cava per l'estrazione di blocchi e poi trasformata in cisterna, come testimonia l'intonaco in cocciopesto che ne ricopre ed impermeabilizza le pareti. Le sue notevoli dimensioni (m 130 circa di profondità, m 180 di larghezza, altezza media di circa m 8), consentivano una capacità idrica di circa un milione di litri, ed il suo approvvigionamento era garantito dalle acque meteoriche raccolte dalla cavea del vicino anfiteatro romano che, tramite un condotto lungo circa m 95, raggiungevano la cisterna.
Mauro Dadea ipotizza che il suo utilizzo come riserva idrica sia cessato a causa di gravi lesioni prodotte nelle pareti e che la cavità sia stata riutilizzata come carcere per i reclusi destinati alla pena capitale durante gli spettacoli nel vicino anfiteatro. Ciò sarebbe testimoniato dalla presenza di una trentina di maniglioni scavati nella roccia, che avrebbero avuto la funzione di supporti cui incatenare i prigionieri.
Proprio accanto ad uno dei maniglioni si individuano alcuni graffiti. Di questi uno, inciso sulla parete in modo molto semplice, rappresenta una nave mercantile romana a due alberi, in cui è inserita una serie di simboli di Cristo: la croce; le lettere dell'alfabeto greco P (rho) e X (chi), che formano la croce monogrammatica con le iniziali della parola greca "Chr(istòs)"; le lettere alpha e omega. Sono presenti anche i simboli delle tre Virtù teologali (la croce = Fede; il pesce = Carità, l'ancora = Speranza). Inoltre sul ponte di prua sono graffite dodici sbarrette verticali, interpretabili come i dodici Apostoli.
Dadea interpreta il graffito come "Navicula Petri", che nell'iconografia paleocristiana rappresenta la Chiesa. In assenza di uno scavo archeologico il contesto non può essere al momento datato con sicurezza, anche se l'autore della scoperta ipotizza che sia stato realizzato, nel IV sec. d.C., da un prigioniero cristiano momentaneamente detenuto in attesa di essere giustiziato, oppure che possa essere pertinente ad una ipotetica trasformazione dell'ipogeo carcerario in luogo di culto cristiano.
Risulta, comunque, piuttosto rara una raffigurazione tanto complessa della Nave-Chiesa, che trova un confronto diretto con l'affresco della nave nel "cubicolo di Giona" della necropoli di Bonaria.

Storia degli scavi
Il graffito è stato scoperto nel 1997 da Mauro Dadea.

Bibliografia
A. Floris, [i]Cagliari sotterranea[/i], Cagliari, 1998, pp. 23-24;
M. Dadea, "La cisterna dell'Orto dei Cappuccini e il graffito paleocristiano", in [i]Cagliari. Itinerari urbani tra archeologia e arte[/i], Cagliari 1999, pp. 11-13;
M. Dadea, "Un graffito paleocristiano con figura di nave a Cagliari", in [i]L'edificio battesimale in Italia. Aspetti e problemi. Atti dell'VIII Congesso Nazionale di Archeologia Cristiana[/i], Bordighera, 2001, I, pp. 155-159;
M. Dadea, L'anfiteatro romano di Cagliari, collana "Sardegna archeologica. Guide e Itinerari", Sassari, Carlo Delfino, 2006.

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