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Torre della Pelosa

Torre della Pelosa

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Si percorre la SP verso Stintino, lasciando a d. il villaggio turistico per dirigersi verso Capo Falcone. Dopo 4,5 km si raggiunge la spiaggia della Pelosa. La torre si trova in un piccolo isolotto di fronte alla spiaggia. Per raggiungerla è necessaria un'imbarcazione.

Il contesto ambientale
Il nome della torre deriva dal toponimo della zona, "La Pelosa", probabilmente in origine "sa palosa" per la forte presenza di paglia marina. La torre, a 3 metri slm, controllava lo stretto dell'Asinara ed era in contatto visivo con le torri dell'Isola Piana e di Capo Falcone.

Descrizione
La torre, in scisto, ha forma troncoconica con diametro di base di 16 m, altezza di 10 m e spessore murario di circa 2,5 m. Il boccaporto, che garantiva l'accesso alla casamatta, cioè l'ambiente interno a prova di bomba, è collocato a circa 6 m dal suolo. Questa camera, dal perimetro circolare, presenta una volta a fungo con pilastro centrale ed è divisa in tre ambienti da tramezzi. In ognuno di questi spazi è collocata una troniera, cioè una feritoia. Alla s. dell'ingresso, all'interno della struttura muraria, è collocata la scala che accede alla piazza d'armi, il terrazzo esterno, sul quale a sua volta si collocavano altri cannoni. In questo ambiente si riconoscono ancora delle strutture rimanenti dello spalamento, cioè del parapetto lato terra, e parte della mezzaluna, una struttura realizzata in canne e coppi, dalla forma a semicerchio, che proteggeva le munizioni e i soldati per la notte.
La costruzione della torre si pone generalmente prima del 1578, data della relazione del Viceré De Moncada, nella quale già si parla della necessità di ripararla.
Nel 1637 è testimoniato un attacco di galere da Biserta e nel dicembre dello stesso anno anche da parte di una squadra navale corsara francese, che finiranno per distruggere le torri dell'intero settore N/O. Forse per queste motivazioni, da documenti d'archivio, si ricava come proprio nel 1637, nella Torre della Pelosa, vi fu una maggiore assegnazione di uomini e d'armi.
Successivamente la torre, dopo essere stata riparata o ricostruita, è documentata nel 1720 nella relazione del Cagnoli, I Commissario di fabbriche, artiglierie e fortificazioni, dove viene definita "torre de armas", cioè gagliarda, di difesa pesante. In seguito, nella relazione del 1767 del piemontese Ripol, è testimoniata nella torre la presenza dell'"alcaide" ( il capitano della torre), di un artigliere e tre soldati, più un armamento costituito da una spingarda e tre cannoni. Si ricordano, inoltre, riparazioni nel 1766, nel 1785-86, 1828 e 1841.
Nel 1842 fu soppressa la Reale Amministrazione delle Torri, un istituto governato da un organo deliberante, composto dal viceré e da tre rappresentanti dei bracci parlamentari, che gestiva la difesa e la fortificazione di quei tratti di litorale sardo che non erano amministrati dalle città e dai baroni. Quattro anni dopo, la torre fu dismessa.

Storia degli studi
La torre è compresa nelle principali opere sulle fortificazioni costiere in Sardegna.

Bibliografia
E. Pillosu, [i]Le torri litoranee in Sardegna[/i], Cagliari, Tipografia La Cartotecnica, 1957;
F. Fois, [i]Torri spagnole e forti piemontesi in Sardegna[/i], Cagliari, La Voce Sarda, 1981;
G. Montaldo, [i]Le torri costiere in Sardegna[/i], Sassari, Carlo Delfino, Sassari 1992;
F. Russo, [i]La difesa costiera del Regno di Sardegna dal XVI al XIX secolo[/i], Roma, Stato maggiore dell'Esercito, Ufficio storico, 1992;
G. Montaldo, "[i]Forti e Torri Costiere[/i]", in Le Architetture fortificate della Sardegna centro-meridionale. Atti della Giornata di Studio, Cagliari 16 ottobre 1999;
M. Rassu, [i]Guida alle torri e forti costieri[/i], Cagliari, Artigianarte, Cagliari 2000.

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