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Chiesa di San Domenico

Chiesa di San Domenico

Aula della nuova chiesa di San Domenico

Dalla piazza Yenne si percorrono per intero le vie Manno e Garibadi. Una volta giunti in piazza Garibaldi si prosegue per via Bacaredda, una traversa della quale, via Bosa, porta in piazza San Domenico.

Il contesto ambientale
L'edificio sorge su una vasta area del quartiere storico di Villanova, soprastante la piazza Garibaldi.

Descrizione
L'edificio, originariamente tardogotico, venne gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1943. L'importanza dell'architettura e la presenza della comunità dei Domenicani, a Cagliari fin dalla metà del Duecento influirono sui problemi della ricostruzione, in bilico tra ripristino e forme nuove.
Tra il 1952 e il 1954 l'architetto Raffaello Fagnoni risolvette il caso in modo intelligente, usando l'unica aula della chiesa originaria, parzialmente conservata, come base della nuova che la sovrasta e ricalcando gli spazi dell'antica struttura.
La chiesa superiore ha una sola navata, ristretta in corrispondenza del presbiterio affiancato da due altari, che seguono lo schema gotico-catalano del primitivo impianto. Un profondo coro completa lo spazio coperto dalla grande cupola ogivale, mentre il tradizionale rosone è sostituito da una finestra alta, lunga e stretta che conclude la facciata ad andamento orizzontale.
Un alto campanile, staccato rispetto alla chiesa, completa il sagrato, contornato purtroppo da un'area ancora non sistemata dopo i danni di guerra. L'esterno si distingue per l'uso di un materiale tipicamente cagliaritano, il calcare usato a vista anche nell'interno, dove dalle pareti laterali partono le straordinarie strutture in cemento armato che sorreggono la copertura. Due fasci di nervature, che ricordano quelle gotiche, si innalzano a formare, intrecciandosi, una fitta rete che su un piano orizzontale richiama gli schemi delle volte a crociera distrutte, aggiungendo nelle ''vele'' stelline in terracotta, non previste in origine, allo scopo di nascondere le inevitabili fenditure dell'intonaco.
Nella chiesa inferiore - impropriamente chiamata cripta, in realtà l'aula originaria, rimasta priva di copertura - accanto alle parti superstiti si vede la ricostruzione in altezza semplicemente sagomata e priva della decorazione gotica originaria, in perfetta osservanza delle regole della Carta del Restauro.
In precedenza, tra il 1937 e il 1939, era stata ricostruita la facciata del convento in seguito all'apertura della via XXIV Maggio, che collega le piazze San Domenico e Garibaldi. Angelo Vicario, allora architetto nella Soprintendenza ai Monumenti della Sardegna, disegnò una sobria e lunga facciata con un corpo centrale retto da pilastri di ordine gigante, che incorniciano un alto arco appena ritagliato sulla superficie liscia.

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