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Necropoli di Is Forrus e menhir di Monte Corru Tundu

Necropoli di Is Forrus e menhir di Monte Corru Tundu

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Le località di Is Forrus e di Monte Corru Tundu possono essere raggiunte da una strada comunale che parte dalla periferia del paese, poco prima dell'uscita per la Provinciale che conduce a Mogorella.

Il contesto ambientale
La necropoli di Is Forrus è immersa in un paesaggio di grandi tavolati vulcanici affacciati su strette vallette, in un'area al confine tra la Marmilla e il Sarcidano.

Descrizione
È costituita da 18 domus de janas articolate in tre gruppi distanti tra loro circa 200 m. Gli ipogei del primo gruppo sono 5, allineati sull'asse E/O; quelli del secondo gruppo, a S del primo nucleo, sono 3, allineati lungo l'asse N/S; il terzo gruppo, a m 250 m ad E, è costituito da 10 grotticelle di difficile accesso e lettura.
Le sepolture sono del tipo a proiezione orizzontale con ingressi tra E e S. Un sistema di canalizzazione scavato nella roccia preservava gli interni delle tombe dall'infiltrazione dell'acqua piovana.
Lo schema planimetrico degli ipogei è a sviluppo longitudinale, con un vestibolo per lo più coperto, un'anticella e una cella di dimensioni maggiori (tombe 1, 5, 6); talvolta comunica con questa una seconda cella (tombe 2, 3, 4). I vestiboli delle tombe 7 e 8 sono preceduti da un lungo corridoio (m 7,40; m 2,80).
Le domus hanno una superficie media di mq 3,4 ed un'altezza media di cm 95. Gli ambienti che le compongono sono rettangolari, quadrangolari, rotondeggianti, ellittici e comunicano attraverso portelli rettangolari.. I soffitti sono generalmente pianeggianti e si congiungono alle pareti con angoli dolci.
I vani presentano nicchie alle pareti o aperte al piano del pavimento: erano probabilmente destinate a contenere offerte, o, nel caso di quelle più ampie, ad accogliere deposizioni distinte da quelle collettive nelle celle. Una coppella per offerte liquide e solide in onore dei defunti è scavata nel pavimento dell'anticella della tomba 4.
Particolarmente interessante la cella della tomba 6, semiellittica, che riproduce una capanna. Lo attestano i risalti verticali paralleli delle pareti che simulano le impalcature lignee di sostegno del tetto.
Le tombe 7 e 8 si differenziano dalle altre, oltre che per i già citati lunghi corridoi d'accesso, anche per le maggiori dimensioni degli ambienti. La cella della tomba 8 è divisa in tre parti da due diaframmi di roccia risparmiati nel pavimento, che si elevano per 10 cm .
Le situazioni di ritrovamento di due piccoli menhir (lunghezza residua cm 50, cm 82) fanno pensare che dei betili fossero originariamente collocati all'ingresso degli ipogei quali simbolici custodi dei defunti.
Nei pressi delle tombe sono visibili due grosse prominenze della superficie rocciosa, presumibilmente altari per cerimonie funerarie all'esterno delle tombe; hanno forma ellittica e presentano una cavità superiore.
A m 150 dal secondo gruppo di domus, ai piedi del Monte Corru Tundu, è presente un colossale monolite in tufo trachitico dalla sommità troncata (altezza residua m 5,75). Il menhir, uno dei più grandi della Sardegna, è fortemente affusolato, con una faccia spianata e l'altra arrotondata; in questa sembrano individuabili tre coppelle circolari.
Monolite e necropoli, tra loro correlati, erano funzionali all'insediamento di Monte Padrillonis, situato a 700 m a N/E. L'area ha restituito industria litica e reperti fittili del Neolitico finale (cultura di San Michele, 3200-2800 a.C.).

Vedi la pianta e le sezioni del monumento

Storia degli scavi
Violata da tempo immemorabile, non è mai stata oggetto di scavi scientifici.

Bibliografia
G. Pinza, "Monumenti primitivi della Sardegna", in [i]Monumenti Antichi dei Lincei[/i], 1901, pp. 39-75;
P. Nuvoli, "S. Antonio Ruinas (Oristano). Loc. Is Forrus, Fontana Caberis, Genn'e Sàlixi", in [i]I Sardi. La Sardegna dal paleolitico all'età romana[/i], a cura di E. Anati, Milano, Jaca Book, 1984, pp. 167-186.

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