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Chiesa di San Palmerio

Chiesa di San Palmerio

Ghilarza, chiesa di San Palmerio

Si lascia la SS 131 all'altezza di Abbasanta e dopo pochi km si volta a d. su SS 131 dir, per poi prendere il bivio a d. per Ghilarza sulla SP 15. La chiesa di San Palmerio si trova all'immediata periferia dell'abitato, vicina alla torre e lungo la strada che conduce alla chiesa di San Pietro di Zuri.

Il contesto ambientale
Ghilarza insiste in una zona ricca di documentazione archeologica, specie a partire dall'epoca nuragica. La chiesa di San Palmerio prospetta su uno spazio verde ai margini dell'abitato, poco distante dalla torre aragonese e dalla chiesa di San Giorgio, menzionata nel "Condaghe di Santa Maria di Bonarcado" (XII-XIII secolo) come luogo in cui si teneva "corona" (udienza) per dirimere le controversie locali.

Descrizione
La chiesa di San Palmerio affascina per via dell'organico inserimento nel paesaggio a metà fra urbano e rurale, caratteristico di molti monumenti del Romanico isolano, superstiti all'immediata periferia dei centri abitati.
L'impianto è databile al primo quarto del XIII secolo e si presentava mononavato, con copertura lignea e campanile a vela sormontante la facciata. L'innesto di corpi di fabbrica seicenteschi, quali il transetto e il presbiterio di forma quadrangolare, ha causato la perdita dell'originaria abside semicircolare.
La facciata riceve slancio dalle due lesene che salgono ai lati del portale e dai pilastri angolari che la partiscono in tre specchi conclusi da arcate sgusciate a tutto sesto. Quella centrale è forata da una luce cruciforme mentre l'apertura a lunetta non è romanica. Il portale è del tipo architravato e lunettato con centina a tutto sesto rialzata di un concio e architrave gravante su stipiti monolitici. La decorazione è affidata alle basi e ai capitelli, oltreché alla bicromia, ottenuta alternando conci di media pezzatura in basalto scuro e vulcanite rossastra. La disposizione dei conci in filari nella facciata attenua l'effetto verticale prodotto anche dai 7 m di altezza del paramento murario, che origina da un ampio zoccolo a scarpa.
Nei fianchi a vista si notano monofore strombate sia internamente sia esternamente. Nella parte alta corrono archetti a doppia ghiera impostati su peducci. Alcuni presentano forma archiacuta, indicando modi gotici. All'interno dello specchio disegnato da un archetto è scolpita una figura antropomorfa in posizione orante. L'edificio è concluso dal frontone absidale decorato ad archetti pensili del tutto simili a quelli lungo la navata.

Vedi la pianta e le sezioni del monumento

Storia degli studi
La chiesa è stata studiata fin dagli inizi del XX secolo da Dionigi Scano, successivamente da Raffaello Delogu. In tempi più recenti si segnalano gli studi di Renata. Serra e Roberto Coroneo, che ne hanno tracciato il quadro storico e artistico di riferimento.

Bibliografia
D. Scano, [i]Storia dell'arte in Sardegna dal XI al XIV secolo[/i], Cagliari-Sassari, Montorsi, 1907, pp. 136-139;
R. Delogu, [i]L'architettura del Medioevo in Sardegna[/i], Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 164-165;
R.. Serra, [i]La Sardegna [/i]["Italia romanica"], Milano, Jaca Book, 1989, pp. 369-370;
R. Coroneo, [i]Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300[/i], collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 100;R. Coroneo-R. Serra, [i]Sardegna preromanica e romanica[/i], collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 284-285;
R.. Coroneo, [i]Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico-culturali[/i], Cagliari, AV, 2005, pp. 67-68.

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